Beppe Vessicchio nel giorno del suo 65° compleanno: “Che emozione il primo Sanremo! Che regalo vorrei? La riapertura dei teatri…”

17 Marzo 2021

Nel giorno del suo 65° compleanno, il direttore d’orchestra, compositore e arrangiatore Beppe Vessicchio è stato intervistato in esclusiva da Miami Vice The Radio.

 

Beppe Vessicchio, lei è un musicista, arrangiatore, direttore d’orchestra e compositore: tra tutte queste definizioni, quale sente più sua?

“Compositore. Ma in generale, mi occupo di musica ed ogni occasione è utile per esercitarla, o in una veste o in un’altra”.

 

Ha concluso da pochi giorni l’ennesima entusiasmante esperienza della sua incredibile carriera al Festival di Sanremo. Quest’anno ha puntato molto sui giovani, rifarebbe di nuovo questa scelta?

“La rifarei sicuramente. Elena Faggi e suo fratello hanno scelto me casualmente: mi hanno chiesto un parere tramite un loro insegnante ed il mio riscontro è stato molto positivo. Ho fatto saper loro che, se avessero ricevuto l’ammissione dalla manifestazione, e se avessero avuto bisogno di un appoggio discografico per partecipare al Festival di Sanremo, sarei stato felice di aiutarli. Loro mi hanno chiesto di essere al loro fianco e l’ho fatto con grande piacere. Il diritto alla nascita in questo festival, per dei giovani, è stato quantomeno fondamentale, vista anche la grande voglia da parte di Amadeus di portare a termine questa kermesse”.

 

A proposito delle edizioni del Festival di Sanremo, c’è un aneddoto, un episodio particolarmente curioso che ha vissuto e non ha mai raccontato?

“Piano piano mi rendo conto di averli raccontati praticamente tutti. Il mio primo Festival di Sanremo è stato un momento speciale ed indimenticabile. Noi siamo abituati a guardare il volto dei musicisti e, quando mi sono voltato verso il pubblico per ringraziarlo, è stato veramente difficile. C’era un’arena che applaudiva e non sapevo se avrei resistito a questa condizione. Quando mi sono voltato verso l’orchestra è passato tutto: quando fai ciò per cui ti sei preparato non c’è problema, ma non ero ancora pronto a vedere tutta quella gente, soprattutto in quel contesto. È stata un’emozione unica”.

 

Lei ha diretto i più grandi della musica italiana: a quale artista è rimasto maggiormente legato?

“Sono legato a tanti artisti. Chi non c’è più fa sentire la sua mancanza ed il legame diventa ancora più forte: sapere di non poter fare il loro numero mi dispiace tanto. Nel corso del tempo mi sono reso conto però che legame sincero avessi con loro, anche se non collaboriamo strettamente su un progetto recente. La forza che ci ha uniti è stato l’amore per la musica”.

 

L’ultima non può che essere questa: oggi, nel giorno del suo compleanno, c’è un regalo che le piacerebbe ricevere?

“La possibilità che riaprano i teatri, visto che, già in passato, è stato dimostrato che all’interno di questi contesti i contagi sono stati, misteriosamente, pochissimi. Mi auguro che questa categoria venga rivalutata per il contributo sociale che è in grado di fornire, non solo per la parte leggera, ovvero il sollevamento dalle problematiche, ma anche per il suo apporto strutturale. Qualcuno disse che con la cultura non si mangia, io credo che si faccia molto di più: credo sia un’azione formativa della socialità. Che ben vengano la musica e lo spettacolo”.