Dal 2003 al 2020, 17 anni senza Barry White

17 Settembre 2020

Nato a Galveston, Texas, nel 1944, Barry White cresce cantando in un coro gospel assieme alla madre e suonando contemporaneamente il pianoforte. Dopo essersi trasferito a Los Angeles, ha la sua prima registrazione alla tenera età di 11 anni, suonando il piano nella canzone “Goodnight my love” di Jesse Belvin. Il debutto avviene a sedici anni con un gruppo chiamato Upfronts; successivamente lavora per varie etichette indipendenti di Los Angeles, finché una di queste, la Mustang, non lo ingaggia per quaranta dollari a settimana come autore. In questo periodo White accarezza l’idea di diventare un artista e realizza il disco ‘All in the round of a day’.

La sua prima affermazione viene dal pezzo dance cantato da Viola Wills “Lost without the love of my guy”. Nel 1969 incontra e segue un trio di ragazze – le Love Unlimited – che White fa crescere fino a quando non ottengono un contratto con la 20th Century Records. White produce, scrive e arrangia per loro la ballata classica “Walking in the rain (with the one I love)”, che raggiunge il primo posto nella Top 20. Il gruppo riesce a ottenere diversi successi in classifica durante tutti gli anni ’70 e lo stesso White sposa la loro cantante, Glodean James. Dopo aver lavorato ad alcune demo per un cantante, la casa discografica suggerisce proprio al musicista di cantare. Il suo primo singolo “I’m gonna love you just a little more baby” diventa un successo: primo nella classifica R&B e terzo in quella pop.

Nello stesso anno, l’orchestra della Love Unlimited registra “Love’s theme”, scritta da White; altri successi sono “Never, never gonna give you up” (1973), “Can’t Get Enough of Your Love, Babe” (1974), “You’re the First, the Last, My Everything” (1974), “What Am I Gonna Do With You” (1975), “Let the Music Play” (1976), “It’s Ecstasy When You Lay Down Next To Me” (1977), “Your Sweetness is My Weakness” (1978) e “Change” (1982). Quando l’era della disco music – che lo ha reso famoso – finisce, White continua ugualmente la sua carriera. Ritorna negli anni Novanta con l’album ‘The icon is love’ (1994) e poi con ‘Staying power’ (1999), per il quale vince due Grammy Awards. Sfortunatamente i problemi di salute sembrano di minare la sua professione: in seguito a un infarto avuto nel 2003, decide di abbandonare le scene. Nel giugno dello stesso anno muore a Los Angeles a soli 58 anni. Nel settembre 2004, viene inserito nella Danc Music Hall of Fame.